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Kali Yuga

20.11.2009

Bilderberg Group dietro le nomine UE


 
 
La decisione di nominare presidente permanete della nuova Unione europea disegnata dal Trattato di Lisbona il premier belga Herman Van Rompuy - membro del partito dei Cristiani Democratici Fiamminghi e appassionato di poesia giapponese - è stata presa la sera del 12 novembre in una cena a porte chiuse nel Castello di Hertoginnedal, alle porte di Bruxelles.
A organizzare la cena, cui ha parteciapto lo stesso Van Rompuy, il famoso Bilderberg Club: il più potente, riservato e discusso organo decisionale privato del mondo che dal 1954 riunisce i vertici politici, finanziari, industriali, militari e mediatici dei paesi occidentali.
Secondo la indiscrezioni apparse sulla stampa belga, in particolare sul quotidiano De Tijd (poi riprese anche dal Times di Londra), durante la cena il futuro presidente europeo ha dichiarato che una volta in carica si sarebbe fatto promotore di una tassa europea.
Proprio nel Castello di Hertoginnedal, di proprietà della famiglia reale belga e in passato sede di un antico priorato religioso femminile, nel 1956 si tennero i primi negoziati per la creazione della Cee e dell'Euratom, embrioni dell'odierna Unione europea.
Van Rompuy, nonostante il suo apparente basso profilo, è da tempo un frequentatore sia del Bilderberg Club che della Commissione Trilaterale, altro potente organismo sovranazionale fondato e presieduto da David Rockefeller.
 


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Questi sono sia i segreti di pulcinella che le scoperte dell'acqua calda.
L'intero sistema politico-economico è espressione di diverse organizzazioni private transnazionali, ciò è insito nella logica capitalistica.
Il problema non è stabilire chi è del Bilderberg e chi no, questa è una vecchia deformazione nata con la letteratura controrivoluzionaria.
Nel 1849, per esempio, c'erano molti massoni nella Repubblica Romana e altrettanti in quella Francese che, su invito del papa, la soffocò nel sangue.
Secondo i controrivoluzionari la Repubblica Romana sarebbe stata negativa perché c'erano massoni e si dimentica(ro)no di notare come ce ne fossero tra i suoi nemici.
Questo attesta l'incapacità politica e l'impossibilità di uno sguardo reale.
Stabilire, oggi, che Van Rompuy è bilderberghista non significa assolutamente nulla.
Serve a dimenticare che gli avversari della Ue, dell'Euro e dell'accentramento dei poteri europei sono anch'essi massoni o appartenenti a poteri forti, specie a logge inglesi e americane.
Quello che deve fare una mente intelligente e un cuore combattivo oggi è scoprire quali crepe, faglie, incrinature e modifiche di quadro si stiano verificando con l'operato europeista e con la sfida dell'Euro e, dall'altra parte, chi, come e perché si batta per frenarne la dinamica.
E poi scegliere se vuole:
a) provare un'azione in prospettiva, rischiosa nel suo titanismo, ma legata almeno a volontà di potenza
b) fare i vopos di complemento dei muri di Berlino, dietro i no-Euro, no-Europa che sono sempre Yes Uncle Sam e lo sono in una beffarda retorica ultra-antiamericana, così come lo furono i comunisti e lo sono gli integralisti islamici
c) non far nulla e guardare tutto dal basso del proprio distacco che però non impedisce il coinvolgimento passivo.
Io scelgo il punto a e prefreisco le dinamiche europeiste a quelle centrifughe e provinciali dell'imperialismo atlantico.


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Massoni o meno, atlantisti o più Europeisti, abbiamo un datto di fatto: l'Europa c'è. Nella sua storia, accanto purtroppo al poco coraggio, ha dimostrato di sapere cogliere scelte non perfette nell'esecuzione (quanto invece corrette nella forma) ma comunque azzeccate. Pensiamo solo al mercato comune e alla moneta unica, elementi imprescindibili se veramente intendiamo parlare di Nazione, in cui l'elemento sovranità trova base fondante nei due suddetti elementi. Un dato, tanto per non rimanere sempre nel teorico (2005): un buon 2/3 delle importazioni/esportazioni avviene a livello intra-Europeo. Senza le opportunità di movimento dei fattori e di comune valuta, ho idea che questa percentuale sarebbe rimasta ben al di sotto dei valori attuali. Dati più recenti alla mano (settembre 2009) segnalano il trend di consolidamento, tanto che la bilancia commerciale dell'eurozona (16 paesi) registra un'attività pari a quasi 4mld di euro, mentre l'Europa a 27 segnala un deficit di 11 mld. Correlazione, nel caso dei 16 federati alla moneta unica, tra unicità di mercato e forza commerciale internazionale?

Piaccia o meno, questa Europa ha dimostrato che è l'unico lido al quale possiamo guardare se ancora vogliamo parlare di: sovranità autarchia e, di complemento a questi due elementi, di Stato Sociale. Ogni altra via nella ricerca del conseguimento di questi obbiettivi è volontà di debolezza, fallimentare in partenza.

scritto da Iron alle ore 22:35:04
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19.11.2009

Mai fare Grande Bordello

Come gli antifa hanno pubblicizzato Mediaset, Zetazeroalfa, Casa Pound e un nero per caso
 


E' durata qualche giorno la bufera mediatica sul Grande Fratello.
Per chi non lo sapesse si è trattato di quel che segue. Un concorrente, un salumiere veneto di nome Mauro Marin, è stato confuso dai geni dell'antifa con Atom Takemura, batterista romano del gruppo musicale Zetazeroalfa, protocellula del movimento Casa Pound.
La somiglianza tra i due in effetti c'è ma la paranoia e la patologia dei fasciofobi è davvero unica, sicché per Indymedia non solo la somiglianza è stata la chiara prova che si trattasse della stessa persona ma con la velocità del fulmine è uscita una circostanziata denuncia con tanto di certezze dietrologiche. Il gruppo di Iannone avrebbe concordato niente di meno che con Dell'Utri l'infiltrazione nella casa del Grande Fratello. Perché, poi, in tal caso si sarebbe trattato di un'infiltrazione non è dato sapere, lo si può spiegare solo in termini psicanalatici adattati alla categoria antifa.
La notizia è stata una piccola bomba. L'hanno ripresa il Corriere,  il Quotidiano, il forum del Grande Fratello, Video-mediaset, Canale 5, Striscia la notizia, Studio aperto, Gay tv, Voce d'Italia ecc.
Con la solita acefala reazione pavloviana i mediaioli hanno ripreso pari pari la tesi indymedica e si sono chiesti allibiti “come hanno fatto a entrare?” - neanche fosse la Nasa – scandalizzandosi letteralmente per il fatto che, in un luogo volutamente aperto a trans, transgender, spretati e qualsiasi altra forma piccante di facitori di notizia, potesse essere giunto il battersita di una band musicale non-conforme. E vai con il testo di Cinghiamattanza con tanto di letture psicoanalitiche da psicopatici di un testo semplice semplice e nient'affatto esoterico.
Iannone, che scemo non è, è stato al gioco e non ha rotto l'equivoco fino al punto di lasciare che dall'area si  sostenesse l'ignaro Marin che oggi se la vive senza problemi ma che in altri tempi sarebbe stato a rischio di vita per scambio di persona, un fattore che causò una decina di omicidi tre decenni orsono. Gli antifa rispetto ad allora hanno perso zanne e artigli ma in quanto a uso paranoico e distorto delle cellule grigie segnalano una straordinaria e lineare continuità.
Prima che la verità venisse ristabilita e che la bufala di indymedia si rivelasse per quella che è, si sono registrati i seguenti risultati. La campagna antifa ha fornito propaganda al Grande Fratello, ha aumentato la visibilità degli Zetazeroalfa e di Casa Pound e infine Mauro Marin è nettamente aumentato in popolarità e in teleconsensi. Quanto debba questo risultato all'essere stato preso per Atom Takemura è impossibile definire, è però certo che l'aver tanto parlato di lui gli ha giovato e che l'esser stato Nero-per-caso non gli ha minimamente nociuto. L'antifascismo è ormai un vero boomerang.
Servirà tutto questo di lezione agli antifa? No, a loro servono  degli ottimi psicanalisti.
 
 
di Gabriele Adinolfi

scritto da Iron alle ore 14:57:59
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18.11.2009

Sudafricanizzazione



 
 
 
"Distribuiremo soldi gratis". E così la società Mailorama ha radunato settemila persone ai piedi della Torre Eiffel per puri scopi pubblicitari. Nessuno però ha ricevuto i soldi promessi ma non per colpa di Mailorama: loro quegli euro volevano regalarli davvero. Niente soldi, in compenso ci sono stati disordini e cariche della polizia sui settemila in cerca di denaro facile. Una strana storia per uno strano sabato parigino. Andiamo con ordine.

Mailorama, società specializzata in marketing e dedita al guadagno facile, organizza l'evento e lo pubblicizza sui bus parigini: lanceremo centomila euro dai finestrini. La ragione? Nessuna apparentemente: un regalo ai fedeli parigini. Trattandosi di marketing però per Mailorama tutto ciò significa pubblicità.

L'evento piace. Parigi progetta il suo sabato a caccia di soldi gratis. La folla prevista ai piedi della Torre Eiffel è immensa. La polizia vede solo un potenziale pericolo epr la città e decide che ilmunifico lancio non s'ha da fare. L'unica soluzione è bloccare tutto, per evitare che la gente si lanci in disperate corse a caccia del soldo: persone calpestate, risse per contendersi il malloppo, violenza. Tutto questo va evitato.

La società incassa il no della polizia quando ormai mancano pochi minuti al lancio di soldi e la gente, settemila persone che aspettano soldi gratis, è già tutta in piazza.

Annullato l'evento, ai parigini non è rimasto che andarsene a casa. ma non senza qualche problema. Le foto, embeddate qui sotto, sono state caricate dai testimoni su Flickr.

Bilancio: dodici arrestati, auto ribaltate, vetrine dei negozi in frantumi. Erano in cerca di denaro, hanno trovato uno scontro con la polizia.
Un video trovato su YouTube: nella prima parte si vede l'annuncio della società che invita i parigini a recarsi in strada perricevere i soldi. Nella seconda parte l'esplosione di violenza.

FOTO!
http://www.flickr.com/photos/laurentgarric/sets/72157622683451469/show/with/4106120268/

scritto da Iron alle ore 01:25:38
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17.11.2009

L'ENI rivendica l'Impero


 
 
Mi trovo ogni tanto a dibattere di questi temi in incontri internazionali e,  quando sono l'unico italiano al tavolo, provo una certa soddisfazione nel  ricordare che questi cinque pilastri del management non li hanno inventati gli  amerciani e nememno gli inglesi, che con la Compagnia delle Indie si sentono i  precursori delle multinazionali di oggi. Le regole per la gestione delle grandi organizzazioni internazionali le abbiamo inventate noi, proprio noi, con  l'impresa internazionale di maggior successo nella storia del mondo: l'Impero  Romano...

.. Noi italiani, che di quei formidabili romani siamo i discendenti, queste  qualità le abbiamo da qualche parte nei nostri cromosomi. E' il momento di  recuperarle e utilizzarle per uscire dalla crisi e ricominicare a primeggiare nel mondo. Se l'abbiamo fatto una volta, possiamo rifarlo!
 

Paolo Scaroni
Amministratore delegato di ENI

scritto da Iron alle ore 15:02:24
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15.11.2009

Borghezio denuncia infiltrazioni Bilderberg e Trilateral

scritto da Iron alle ore 15:00:41
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12.11.2009

Quel Muro antifascista

 


 

 

Casa Pound Italia ricorda come il muro volle essere e fu antifascista e antieuropeo

''Antifaschistischer Schutzwall. Muro di protezione antifascista. Così, nell’agosto del 1961, i burocrati stalinisti della Ddr chiamavano la barriera di filo spinato, ben presto sostituita da fortificazioni in cemento armato, destinata a separare la Berlino occupata (sì, occupata¦) dalle truppe occidentali da quella conquistata dai sovietici. L’antifascismo: era questa la motivazione ufficiale. Eppure nelle ipocrite rievocazioni del ventennale della caduta nessuno ne ha fatto menzione''. Lo scrive il responsabile cultura di CasaPound Italia, Adriano Scianca, in un articolo sull'Ideodromo, il laboratorio di 'idee ad alta velocità dell'associazione presieduta da Gianluca Iannone (www.ideodromocasapound.org).

''C’è¨ poco da fare, viviamo in un’epoca meschina - prosegue Scianca - sono sempre i massacratori di ieri a spiegarti, oggi, quanto fossero brutti quei massacri, dicendoti che magari è pure colpa tua. Aguzzini che si riciclano moralisti: così, senza vergogna. Perché parliamoci chiaro: il Muro di Berlino era cosa loro. Non lo dicono, creano cortine fumogene parlando a casaccio di 'libertà’ e 'democrazia'. Tanto chi se ne frega, metà  degli spettatori della farsa non sanno nemmeno chi l’ha tirato su, questo maledetto Muro. E certo i media stanno bene attenti a non pronunciare quella parola ('antifascismo') che suona come il loro peccato originale, la loro eterna colpa''.''E allora - afferma il responsabile cultura di Cpi - diciamolo noi: il Muro di Berlino era antifascista. Per volontà  di chi l’ha costruito e per significato storico. E antifasciste erano le guardie che pattugliavano entrambi i lati della infame barriera, divise da un gioco delle parti attuato sulla pelle dell’Europa, ma unite nel sottomettere quest’ultima''.

scritto da Iron alle ore 16:19:43
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09.11.2009

Goldman Sachs: "Noi lavoriamo per Dio"



 
 
 
Lo ha detto al Sunday Times Lloyd Blankfein, chief executive della banca piu' potente e segreta di Wall Street. E c'e' chi pensava che GS fosse il diavolo. Salvata dal governo, quest'anno paga 20 miliardi di bonus. Stipendio medio: $700mila.
 
Il chief executive officer di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, in un'intervista al quotidiano londinese Sunday Times ha detto che le banche "servono a uno scopo sociale" e che Goldman Sachs in particolare "lavora al servizio di Dio". Questa frase ha suscitato forte indignazione negli Stati Uniti, dopo che Goldman Sachs, la piu' potente e inaccessibile banca di Wall Street, ha annunciato bonus kolossal anche quest'anno, ad appena 12 mesi da un maxi salvataggio del governo americano che ne ha impedito per miracolo il collasso durante la fase acuta della crisi finanziaria.

Nell'intervista Blankfein sostiene che i grandi profitti registrati di recente dalle banche e i mega-bonus sono un segno che l'economia mondiale sta recuperando. "Noi aiutiamo le aziende a crescere aiutandole a raccogliere capitali. Le aziende che crescono creano ricchezza. E cio', in ritorno, permette alla gente di avere lavori che creano ancora piu' crescita e piu' ricchezza. Noi abbiamo uno scopo sociale", ha detto il CEO di Goldman Sachs.

Blankfein ha aggiunto che capisce, comunque, che la gente sia infuriata con i banchieri: "So che se mi tagliassi i polsi ci sarebbero applausi", dice nell'intervista. La piu' potente delle banche di Wall Street, con asset totali che superano $1 trilione, il fatturato annuale di decine di miliardi, risorta dal quasi-crack dell'anno scorso con l'aiuto del piano di salvataggio del governo Usa, ha fatto registrare nel terzo trimestre 2009 profitti record di $3 miliardi e prevede di assegnare bonus di fine anno ai dipendenti per oltre $20 miliardi. Lo stipendio medio pro-capite, considerati tutti i 30.000 dipendenti, dal CEO allo spazzino di notte, in quest'anno di recessione e' di 700mila dollari annui.

scritto da Iron alle ore 21:15:49
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08.11.2009

Nabucco's revenge


 
Dopo l'attentato di Milano ad una caserma dell'esercito, il quadro della minaccia terroristica in Italia "é cambiato e pensiamo che ci possano essere cellule che si formano, si finanziano e si addestrano per fare attentati in Italia". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, in un incontro con i giornalisti presso l'associazione della Stampa Estera. "Fin'ora in Italia - ha detto il ministro - le cellule raccoglievano fondi e facevano reclutamento per azioni da compiere all'estero. Ma dopo Milano il quadro è cambiato".
"C'é un'evoluzione che mi preoccupa molto dopo Milano", ha detto Maroni: "il kamikaze che si è fatto esplodere senza riuscire a portare a termine l'azione segna una svolta nella presenza di questo tipo di attività in Italia". Dopo aver quindi sottolineato che ora le cellule presenti sul territorio nazionale si preparano a compiere attentati in Italia, mentre in passato guardavano all'estero, il ministro ha aggiunto che "non siamo ancora al fenomeno dei terroristi 'home grown' come in Gran Bretagna e Spagna", cioé non ci sono terroristi islamici "italiani", "ma ci siamo molto vicini". Maroni ha infatti ricordato se ci fosse stata la legge sulla cittadinanza, che vorrebbe ridurre i termini per ottenerla, "il kamikaze di Milano sarebbe stato un cittadino italiano. Era ben integrato nel nostro Paese e questa è una svolta significativa che stiamo seguendo con grande attenzione". Il responsabile del Viminale ha quindi parlato di cellule terroristiche presenti in Italia "in parte collegate e in parte autonome, anche se ormai si è sviluppato un 'franchising' del terrorismo con il marchio e il know how di Al Qaida. Non c'é Al Qaida in Italia - ha spiegato - ma ci sono cellule che vi fanno riferimento, che in qualche modo hanno ottenuto l'autorizzazione di Al Qaida. E' un fenomeno - ha concluso - che stiamo investigando".
 
fonte: Ansa

Domanda retorica: i commandos terroristici “islamici” isreaelo-americani ci minacciano perché abbiamo accelerato South Stream, rellentato il Nabucco e aumentato i problemi tra Ankara e Tel Aviv?

scritto da Iron alle ore 20:49:17
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02.11.2009

Combinare!


 
(AGI) - Roma, 31 ott. - In Italia soltanto il 10% circa delle merci viaggia su treno - e la quota tende a ridursi - contro una media del 15% nell’Europa dei 15. Eppure, un aumento del trasporto merci su rotaia migliorerebbe la sicurezza delle strade e la qualita’ dell’aria, consentirebbe un forte risparmio energetico, ottimizzerebbe la capacita’ dell’Italia di sfruttare la sua posizione geografica, aumenterebbe la capacita’ di trasporto della rete nazionale e favorirebbe maggiori sinergie tra le diverse modalita’ di trasporto, stimolando anche la crescita dei traffici nei principali porti nazionali, con importanti ricadute sul gettito erariale e sull’indotto occupazionale.

Un documento del Freight Leader Council, che riunisce i maggiori operatori del trasporto merci (da DHL a ENI, da IBM Italia a Procter&Gamble, da RFI a Trenitalia), mette a fuoco tutti gli aspetti del problema, elencando anche le ingenti risorse che gli altri Paesi europei destinano al sostegno del trasporto intermodale ferroviario - dai 12 milioni di euro l’anno dell’Ungheria ai 160 della Svizzera - individua le aree di criticita’ del sistema intermodale nazionale in relazione alle altre modalita’ e chiede al governo un’urgente azione di sostegno che va da misure di regolazione del trasporto stradale per ridistribuire i costi esterni del trasporto a una forma di contribuzione significativa (complessivamente circa 120 milioni di euro) a parziale bilanciamento dei costi del trasporto ferroviario, da conferire direttamente al proprietario o all’”aggregatore” delle merci che sceglie la modalita’ ferroviaria, almeno fino alla rimozione di quei vincoli infrastrutturali che non consentono al trasporto intermodale di essere competitivo con le altre modalita’. In assenza di una concreta azione statale in questo senso, da rendere operativa fin dall’inizio del 2010, il documento evidenzia i rischi di una desertificazione dei servizi di trasporto combinato nel nostro Paese, con un ulteriore gap di competitivita’ per le imprese ed il nostro sistema dei trasporti.

Il documento sara’ sottoposto al sottosegretario ai Trasporti, Mino Giachino, nel corso di un incontro che si terra’ martedi’ 3 novembre a Roma, presso il “Wella Studio”, in via Angelo Brunetti, 35, dalle 10,30. Il lavoro di FLC sara’ illustrato da Aldo Maietta (Trenitalia), mentre le esigenze dei caricatori saranno esposte da Antonio Malvestio (Procter&Gamble), per il settore marittimo parlera’ Alberto Musso (Tarros), per gli interporti Alessandro Ricci (UIR), per l’autotrasporto Fabrizio Ossani (Feder-trasporti), per gli operatori ferroviari Mario Castaldo (Trenitalia) e Giacomo Di Patrizi (CFI). L’intervento del sottosegretario Giachino concludera’ la sessione dei lavori. (AGI)


Re - investire sulla rete ferroviaria e sulle opere infrastrutturali connesse farebbe bene a tutti. Migliorerebbe la viabilità stradale e costituirebbe un utile strumento per lo sviluppo del commercio. Tuttavia, è da anni che se ne parla, ma sia mai che, finalmente, ci si decidesse a mettere tutto in pratica...

scritto da Iron alle ore 00:44:21
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29.10.2009

Erano nati sulle trincee

 

 

Erano nati sulle trincee.

Avevano sopportato stoicamente ogni pericolo, ogni terrore, ogni
privazione. Nel freddo, nella fame, nell’orrore, nel confronto con la
paura animale, con l’appetito animale, con la bestia dentro di sé,
avevano prevalso, si erano dominati e, dunque, si erano conosciuti e
scoperti.

Giunti all’estremo limite avevano compreso che non esistono limiti
invalicabili se non quelli che ci costruiamo da noi: così
nell’elementarità e nella precarietà più assoluta avevano appreso la
saggezza, la serenità, la calma e l’incorruttibilità.

Erano combattenti di trincea, travolti da quelle tempeste d’acciaio che
Jünger ha immortalato in maniera impareggiabile. Chi riusciva a
superare la lacerazione, la follia, la disperazione, raggiungeva stadi
olimpici. Come i combattenti francesi di Verdun presi in foto nella
pausa tra un’inutile offerta sacrificale alla mietitura
dell’artiglieria tedesca ed un’altra ma così serafici nell’assurda
attesa della pioggia di fuoco che di lì a poco li avrebbe quasi tutti
smembrati e sepolti per l’eternità da infondere un senso di pace ancora
oggi a chi li osserva in effige.


Alle spalle si erano lasciati il proprio alter ego, il gemello
inferiore che ognuno porta in sé, e con lui tutti i pescecani del
mercato nero, i politicanti da strapazzo, gli affaristi piccoli
piccoli, gli invidiosi di ogni razza e stampo, gli scrivani, gli
intellettuali, i ruffiani e tutti coloro che vendono se stessi, corpo
ed anima, e non esitano a svendere gli altri.

Quando la vittoria mutilata o la pugnalata alle spalle li obbligarono a
rinunciare ad un palmo di patria, essi non tornarono al calore della
casa paterna o muliebre ma combatterono a Fiume o sul Baltico, senza un
soldo, con poche speranze ma in nome di un imperativo che sentivano
superiore ad ogni altra cosa.

Quando tornarono infine furono linciati da plebaglia vile quanto idiota
che non sopportava di vedere in loro la grandezza di chi col proprio
sacrificio ne aveva indirettamente smascherato la meschinità; vennero
sminuiti nella dignità da autorità civili e militari pusillanimi e
arroganti, Si guardarono intorno e trovarono ovunque speculazioni
ignobili, cinismo, ingiustizia sociale, miseria d’animo e di sentimenti.

Di fronte a tanto sfacelo non potevano e non vollero starsene con le
mani in mano. Trovarono un capo, o almeno lo trovarono in Italia ed in
Germania, e così marciarono alla volta di un nuovo destino, che
volevano più giusto.

Così nacquero i fascisti.

Con loro l’Italia di Vittorio Veneto rigenerò l’Italia intera in quell’alba dell’ottobre del 22.

Non fu una passeggiata perché, negli scontri con le truppe, le camicie
nere contarono una quarantina di Caduti ma presero Roma e la
restituirono a se stessa.

In Marcia sfilano gli uomini!

scritto da Iron alle ore 10:44:00
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12.10.2009

Finita l'omertà

 


 

 

PISTOIA: FRAGAI (PD), DEVASTAZIONE CASA POUND ATTO GRAVE E INQUIETANTE Firenze, 12 ott. – (Adnkronos) – ”Un atto grave e inquietante tanto piu’ perche’ avviene in una citta’ tranquilla e che ripudia ogni forma di violenza. Da persona di sinistra e delle istituzioni esprimo la mia solidarieta a Casa Pound e a tutti coloro che sono rimasti coinvolti nell’aggressione e nella devastazione della sede. Non vi alcuna motivazione politica che puo’ giustificare un simile atteggiamento”. Lo ha detto Agostino Fragai (Pd), assessore regionale della Toscana, a proposito dell’aggressione ad opera di 20 persone coperte in volto avvenuto ieri a Pistoia alla sede di Casa Pound.

 

PISTOIA: DEVASTAZIONE SEDE CASAPOUND, 3 ARRESTI E 8 DENUNCE = Pistoia, 12 ott. – (Adnkronos) – È di tre persone arrestate e otto denunciate il bilancio della devastazione della sede di Casapound di Pistoia, avvenuta ieri sera. Secondo quanto ricostruito, un gruppo di militanti di estrema sinistra hanno fatto irruzione nella sede dell’associazione di destra. Una dozzina di persone sono state portate in Questura nella notte. Lesioni, devastazione, saccheggio, e violenza privata le accuse sia per i tre arrestati, tra cui anche il leader toscano dei Carc (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo), sia per altre otto persone denunciate, tra cui un minorenne. La polizia ha sequestrato anche tubi e una catena, con cui i militanti dell’estrema sinistra hanno aggredito gli esponenti di destra nella sede di Casapound. (Fas/Col/Adnkronos) 12-OTT-09 11:29

 

PISTOIA: BINI (PD), ASSALTO A CASA POUND FATTO DI GRAVITÀ ASSOLUTA = DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIERE REGIONALE PD Firenze, 12 ott. – (Adnkronos) – «Ciò che è successo a Pistoia è di una gravità assoluta: questa aggressione premeditata e studiata per colpire così brutalmente è qualcosa che fa andare la mente a tensioni ed episodi di periodi lontani nel tempo che questo Paese ha saputo condannare e combattere con la responsabilità e la democrazia di un Paese civile basato sul confronto politico e non sulla violenza». Questa la reazione di sdegno della consigliera regionale del Pd Caterina Bini sull’assalto avvenuto ieri alla sede dell’associazione Casa Pound di Pistoia da parte di un gruppo di persone che l’hanno distrutta muniti di bastoni e catene aggredendo anche chi vi si trovava all’interno. «Ancora una volta – conclude Caterina Bini – la condanna deve essere netta perchè nessuno può ammettere che le idee politiche giustifichino atti di tali gravità». (Red-Xio/Ct/Adnkronos) 12-OTT-09 12:19

 

AGGRESSIONE CASAPOUND PISTOIA: TRE ARRESTI (2) (ANSA) – PISTOIA, 12 OTT – Oltre ad Alessandro Della Malva, senese, 37 anni, gli arrestati sono Alessandro Orfano, 29 anni, di Livorno, ed Elisabetta Cipolli, anche lei livornese, 33 anni. Nell’ auto di uno degli arrestati i poliziotti hanno trovato mazze ferrate e catene. La polizia ha individuato i presunti responsabili della devastazione del circolo pistoiese Agogè di CasaPound Pistoia, attraverso le testimonianze dei cittadini che fin dall’ inizio dell’ irruzione dei simpatizzanti di estrema sinistra nei locali di CasaPound hanno telefonato al centralino della questura descrivendo quanto stava accadendo. «Le testimonianze ci hanno facilitato il compito – ha detto il questore Maurizio Manzo – e ci hanno permesso di rimettere insieme il puzzle in maniera tempestiva». Gli investigatori ritengono che l’ azione sia stata premeditata. Secondo quanto riferito dalla polizia, gli arrestati e i denunciati si sono difesi dicendo di essere estranei all’ episodio. Nell’ aggressione le due persone che si trovavano all’ interno del circolo sono rimaste lievemente ferite da schegge di vetro alle braccia e alla testa. Tra questi c’è il consigliere comunale di An Alessandro Tomasi. Nel pomeriggio, in prefettura, si riunirà il comitato per l’ ordine e la sicurezza pubblica. (ANSA). G07-MOI 12-OTT-09 12:51

 

SONO FINITI DI TEMPI DELL’OMERTA’ MAFIOSA

scritto da Iron alle ore 15:59:28
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12.10.2009

Come e peggio dei mafiosi

 


 

 

PISTOIA: CASAPOUND, IN 20 CON CATENE E BASTONI DEVASTANO SEDE Pistoia, 11 ott. – (Adnkronos) – In 20, incappucciati e armati di catene, caschi e bastoni, hanno fatto irruzione nel circolo ‘Agoge’, sede di Casapound Italia a Pistoia, e hanno completamente sfasciato il locale di via Porta San Marco. A denunciare l’aggressione il responsabile locale di Cpi, Lorenzo Berti. ”E’ stata un’aggressione brutale e premeditata – spiega – In sede c’era un solo militante con un consigliere comunale del Pdl, Alessandro Tomasi. Qualcuno degli aggressori da fuori ha richiamato l’attenzione del nostro iscritto, e quando lui si e’ affacciato alla porta del circolo, si e’ trovato di fronte 20 persone in assetto da guerriglia che sono entrate con la forza si sono scagliate contro di lui, che ora si trova al pronto soccorso, e hanno iniziato a devastare ogni cosa con una violenza brutale per poi scappare. Un gesto vigliacco sul quale spero si possa fare luce al piu’ presto”. (Zto/Ct/Adnkronos) 11-OTT-09 17:38 NNNN

PISTOIA: TOMASI (PDL), CONTRO CASAPOUND AZIONE DA CODARDI ‘GESTI FRUTTO DI CLIMA AVVELENATO, ALIMENTATO ANCHE DA ALCUNI NELLE ISTITUZIONI’ Pistoia, 11 ott. – (Adnkronos) – ”Non e’ possibile che domenica, in pieno pomeriggio, 20 persone armate di caschi e bastoni possano entrare in un circolo dove sono presenti solo due persone e mettere a segno un’aggressione premeditata. Sono entrati con la chiara intenzione di far male e un ragazzo e’ rimasto ferito. Un’azione infame”. Lo afferma all’ADNKRONOS Alessandro Tomasi, consigliere comunale An-Pdl a Pistoia, che si trovava al circolo ‘Agoge’, sede cittadina di Casapound Italia, al momento dell’aggressione avvenuta questo pomeriggio. ”A parte la condanna, chiara, per un’azione di tale violenza, io credo – aggiunge Tomasi – che questi gesti siano il frutto di un clima avvelenato, di cui sono responsabili molte persone, anche all’interno delle istituzioni, che continuano a gettare benzina sul fuoco”. ”Io non ero li’ nemmeno per questioni politiche – racconta ancora l’esponente del Pdl – Sono entrati per fare male, ci hanno aggredito, noi ci siamo difesi come potevamo trincerandoci dietro una scala. Quella messa a segno e’ un’azione da codardi. E la gente del quartiere lo ha capito, tutti sono venuti a darci solidarieta’, e di questo li ringrazio. Stanno dalla parte delle persone perbene”. (Zto/Pn/Adnkronos) 11-OTT-09 18:05

PISTOIA: CASAPOUND, 4 AGGRESSIONI IN MENO DI 7 GIORNI POLITICA INTERVENGA
Roma, 11 ott. – (Adnkronos) – ”Quattro aggressioni in meno di una settimana contro Casapound Italia. Aggressioni premeditate, organizzate, eseguite a freddo e con una violenza cieca. Che siamo sotto attacco oramai sembra una verita’ incontestabile, e i motivi di tanto odio sembrano essere altrettanto chiari: non puo’ che spaventare chi da’ una risposta politica all’idiozia e alla brutalita”’. Lo afferma Gianluca Iannone, presidente di Casapound Italia, in merito all’aggressione avvenuta questo pomeriggio al circolo ‘Agoge”, sede di Casapound Italia a Pistoia.

”Quello che resta da chiedersi – aggiunge Iannone – e’ perche’ e come tanta violenza, tanta brutalita’ possano restare impunite. Attendiamo a questo punto che la politica e i tutori dell’ordine diano una risposta”. (Zto/Ct/Adnkronos) 11-OTT-09 18:23 NNNN

AGGRESSIONE CASAPOUND PISTOIA:20 PERSONE SENTITE IN QUESTURA
(ANSA) – PISTOIA, 11 OTT – Una ventina di persone, tutte appartenenti ad un circolo di sinistra di Pistoia che si trova poco lontano dalla sede di Casapound, sono in questo momento in questura per venir ascoltate in merito all’aggressione subita da due militanti all’interno del circolo di destra.
Secondo le prime informazioni, nessuna delle persone che si trovano in questura e’ in stato di fermo mentre la digos avrebbe effettuato alcune perquisizioni specifiche.
Intanto, il coordinatore regionale di Casapound Italia  Fabio Barsanti ha specificato che ”le persone che sono entrate nella sede erano armate di coltello, oltre che di spranghe e bastoni”. (ANSA).

scritto da Iron alle ore 15:58:27
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06.10.2009

Obama: giornalisti in galera!


 
Davvero la libertà di stampa è in pericolo, in Italia? Davvero il governo Berlusconi vuole imbavagliare i giornalisti? Davvero siamo l’unico Paese in Occidente nel quale si pone il problema del pluralismo e della tutela dei giornalisti? Ovviamente, no. E non soltanto possiamo verificarlo coi nostri occhi leggendo i giornali e con le nostre orecchie ascoltando radio e tv, ma basta seguire il dibattito che si sta svolgendo proprio in questi giorni negli Stati Uniti.

Il casus belli è una legge proposta da due senatori democratici che dovrebbe istituire uno "scudo di protezione" per i giornalisti chiamati dalle autorità e dai magistrati a rivelare le loro fonti confidenziali. Punto delicato, come sanno bene tutti i cronisti, perché la tutela delle fonti rientra nella deontologia professionale e tuttavia si scontra con le necessità degli inquirenti alle prese con fughe di notizie.

Ebbene, la Casa Bianca ci va giù duro. Vorrebbe che per i giornalisti che non collaborano con i magistrati, coprendo le fonti, si aprano direttamente le porte del carcere. Che vadano in galera, insomma. Il Presidente Obama, infatti, dopo un incontro nello Studio Ovale coi massimi responsabili della Sicurezza nazionale, ha dato indicazione perché il "media shield" o "scudo dei media" venga sostanzialmente modificato a svantaggio dei giornalisti. La proposta di legge democratica, contestata dall’amministrazione Obama, prevede che i magistrati esauriscano tutti gli strumenti a disposizione per scoprire l’origine di una fuga di notizie prima di emettere un mandato di comparizione (anticamera del carcere) nei confronti del giornalista. Di più. La bozza impone agli inquirenti di tener conto "dell’interesse pubblico ad avere notizie e mantenere un libero flusso d’informazioni". Ma per la Casa Bianca, queste norme non si devono applicare, per esempio, quando è in gioco la sicurezza nazionale.

E chi stabilisce che cosa possa incidere sulla sicurezza nazionale? I giudici dovrebbero prendere per buone le asserzioni a questo proposito da parte dell’esecutivo in tutte le sue branche. Di fatto, sarebbe l’amministrazione a stabilire che cosa sia un vulnus alla sicurezza nazionale e che cosa no. L’inquirente sarebbe in questo modo sottomesso al funzionario di governo. Non solo, quindi, la libertà di stampa ha limiti anche nella patria del Watergate, ma il presidente democratico Obama ne vorrebbe di più stringenti, fino alla galera per i cronisti che si rifiutano di "tradire" le fonti. Senza scandalo per nessuno e altisonanti proteste o manifestazioni di piazza contro il bavaglio alla libera stampa.

scritto da Iron alle ore 10:18:40
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27.09.2009

Gianluca non legge Pavlov


 
 
Dalla società dello spettacolo al circo equestre inscenato dai muli.
Le risposte alla partecipazione  di Casa Pound alla fiaccolata contro l'intolleranza sono vere e proprie perle d'imbecillità e altrettante vetrine di riflessi condizionati. Le leggesse Pavlov, si massacrerebbe a furia di masturbarsi.
Cervelli all'ammasso, se di cervelli si può legittimamente parlare.

Andiamo con ordine

Nelle ultime settimane a Roma ci sono state recrudescenze di quella che Casa Pound ha identificato come una strategia della tensione in sedicesimo  che, giustamente, denuncia e condanna. Ci sono stati attentati contro circoli di destra come contro locali che organizzano – anche – serate gay. Le istituzioni locali, cioè Comune, Provincia e Regione, hanno indetto una fiaccolata contro l'intolleranza. L'associazione di via Napoleone III ha deciso di aderire all'iniziativa per due ragioni: per denunciare sia una spirale sia chi l'orchestra dall'ombra e per condannare l'intolleranza che si manifesta in tanti modi e principalmente nell'antifascismo. Casa Pound, che ha rotto le barriere di tutti gli anti, intendeva così la sua partecipazione ad una manifestazione che non era annunciata come quella della sinistra (o della destra) arcobaleno. Teniamolo bene in mente perché nel delirio successivo, tanto dei vassalli dell'amministrazione quanto dei valvassini del disagio, il senso della scelta si perde. Sempre a causa di Pavlov, ovvero del fatto che questa gente non è presente a se stessa, non è cosciente, non decide, non vive ma è vissuta, è mossa, è agitata.

Un balzo sulla sedia

Il primo effetto della naturalissima decisione dell'associazione di Gianluca Iannone è stato un balzo sulla sedia. Gli organizzatori, Alemanno, Marrazzo e Zingaretti, temevano, a giusto titolo l'immediata reazione dei “tolleranti”, ovvero dell'anpi, dei  vertici dell'Arcigay e di qualche altro gruppo di pressione meno dichiarto. I “tolleranti” non avrebbero tollerato. E allora, per compiacere i “tolleranti” i vassalli dell'amministrazione hanno chiesto ufficialmente a Casa Pound di non partecipare. “Voi dovete fare la parte dei catttivi altrimenti come potremmo noi fare quella dei buoni?” E fin qui siamo nel copione. Mediocrità, tanta, ma non ancora zombiesmo.

Zombiesmo
 
Nello zombiesmo siamo sfociati successivamente; quando al rifiuto opposto a Casa Pound in nome della tolleranza ha fatto seguito una serie di levate di scudi tanto a destra, quanto a sinistra, quanto nelle associazioni gay perché in tantissimi non hanno gradito quell'imposizione imbecille. Sicché, spaventati dalla perdita di consenso della propria base elettorale, molti nosferatu sono corsi ai ripari. E come? Offrendo, ovviamente, a Casa Pound una “riabilitazione” mediante una serie di passaggi tramite le solite forche caudine sotto le quali sono soliti ammirare le terga di tutti i questuanti e ciò dopo essersi messi a carponi essi stessi per ottenere cariche, prebende e riconoscimenti.
“Si, incontriamoci, parliamo di diritti gay, ma prima annunciate il vostro ripudio pubblico della violenza” hanno concluso Marrazzo e l'Arcigay.
Già ci sarebbe da chiedere di quale violenza si tratti: se degli assalti a Casa Pound di Roma o al suo pub, il Cutty Sark. Se degli attentati dinamitardi al pub o alla Casa Italia del Torrino, se della mancata strage a Casa Pound Bologna o della devastazione di Cuore Nero. Se dell'assalto militare ai giovani del Blocco Studentesco a Piazza Navona da parte dei veterani paleocomunisti o delle aggressioni di Firenze sempre durante le proteste universitarie. Ma che Casa Pound non abbia mosso violenza e che invece l'abbia subita non è neppure essenziale, è il fatto stesso di porre una condizione per offrire in cambio una patente che è patologico.
Patologico in sé, perché tradisce la mentalità predominante, uniformatrice e quindi intollerante. Patologico perché conferma la pretesa di certi individui di sentirsi insigniti dell'autorità di parlare a nome di tutti gli altri e di dispensare titoli. Patologico perché dimostra che non hanno capito  che hanno a che fare con  ragazzi  non in vendita.

Che c'entra l'Arcigay?

Patologico infine perché la fiaccolata non era per i diritti gay e neppure per quelli delle minoranze ma contro gli attentati e l'intolleranza in sé. Dimenticato?
Ancora una volta Pavlov.
Quindi Marrazzo, Arcigay, Arcivattelapesca, i loro riconoscimenti e le loro scomuniche non interessano proprio nessuno.
Casa Pound va per la sua strada e dà esempi quotidiani di come intende la costruzione della libertà. Nel suo “covo” si ascolta qualunque eretico e chiunque abbia qualcosa da dire. Dall'ex brigatista Morucci alla figlia di Bettino Craxi, dal pidiellino Dell'Utri, presente proprio la sera della fiaccolata, all'anarcosiberano Lilin. Lì ha domandato recentemente di parlare Placido. Non si chiede a nessuno di ripudiare alcunché, di fare ammissioni o sottomissioni, di confondersi nell'uniformità. Ci si confronta perché si hanno certezza, forza, fede e, quindi, rispetto.
Per dirla altrimenti Casa Pound sta dimostrando che la libertà è implicita e completa nello spirito del fascismo mentre i vassalli di tutte le banderuole confermano giorno dopo giorno che la democrazia uccide la libertà.
Ed è per questo che, ai piddini ribellatisi al diktat fiaccolaiolo e ai circoli gay che hanno mandato l'Arcigay a quel paese, Casa Pound ha offerto la disponibilità di confronto.
Che non significa assolutamente altro.  Del resto Gianluca Iannone oltre ad essere uno dei pochissimi italiani di oggi ad avere la tempra e le qualità del capo ha anche il senso del reale e delle proporzioni: non si prende per lo Stato o per l'Antistato e neppure per Zarathustra. Non ha complessi di superiorità, forse perché è una spanna sopra tanti altri. Propone e se può risolve direttamente nell' auto/nomia, non va ad alchimie consociative.

Siamo chiari

Credo che quello che voglia dire a tutti quanti, in un eventuale confronto, sia che stanno sbagliando tutto. Che l'impostazione stessa dei problemi è fallace, che non c'è soluzione di alcun genere, per nessuno, fino a quando si resterà prigionieri dei vincoli della democrazia delegata. Fino a quando si continuerà a perseguire (nel nome dei “diritti”) non un'organicità ma un'uniformità che, per sua natura, è indifferenziata e non può quindi concedere alcuna libertà reale: né alle minoranze, né alle maggioranze, né agli individui, né tanto meno ai popoli.
Credo che voglia dimostrare, anche dialetticamente, che la libertà sta nell'autodeterminazione e nella fuoriuscita sia dal delirio ideologico delle diverse minoranze sia dalla teologia maggioritaria del Nouvel Ancien Régime che è una miscela tra marxismo, clericalismo e calvinismo.
Insomma, caro Marrazzo, Gianluca non s'arrazza alle vostre profferte. Un tempo si sarebbe detto che non vuole sedersi al vostro tavolo ma preferisce rovesciarlo.
In realtà non vuole neppure questo: vuole continuare a tracciare una strada maestra che non conduce ai volgarissimi mercatini dell'usato che pullulano nei vostri vicoli ciechi.
Signori miei non siate troppo pavloviani e provate ad aprire gli occhi, vi accorgerete che avete sbagliato completamente nel fare le vostre offerte condizionate a chi - incredibile vero? - non cerca padroni o carriere. A chi va avanti, da solo, in compagnia, con alleati, avversari, nemici, poco importa. Importa andare avanti, sulla strada maestra e non abbandonarla al richiamo delle vostre buie e mortifere scorciatoie.
Non lo avete ancora capito? Allora non possiamo che rispondervi come si fa in questi casi da noi: aripjateve!


di Gabriele Adinolfi

scritto da Iron alle ore 15:43:58
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20.09.2009

Non si onora così chi combatte




 
 
Bava e lacrime fanno peggio delle mine

I combattenti vanno onorati. Non vanno pianti quando muoiono perché è offensivo: vanno onorati. Senza riserve: non ha senso subordinare il rispetto per loro alle considerazioni politiche, questa è una stortura dei tempi. Lo dico tanto a quelli che non intendono celebrarli in quanto sostengono che sono partiti per una causa sbagliata sia a coloro che, al contrario, li onorano perché credono che quella guerra sia giusta.
Dirò di più. Le persone che provano rabbia e fastidio per la loro esaltazione, li denigrano forse meno di quelle che per onorarli li ricoprono di frasi ipocrite. Sono coloro che più li celebrano ad offenderli maggiormente oggi perché non rendono onore a loro ma sciorinano retoricamente il vocabolario di un comune, “condiviso”, rassicurante, immaginario mediocre.

Si dice, si tace, si contraffà

E' lecito non sapere o fingere d'ignorare che in Afghanistan siamo al rimorchio angloamericano per la razionalizzazione del mercato dell'oppio ma davvero nessuno è all'oscuro del fatto che facciamo parte di una missione che contende a russi e cinesi il controllo geopolitico di un'arteria strategica per conto esclusivo di Washington. Siamo lì da subalterni, obbligati a fare gli interessi di chi ci domina: è palese. Ma non lo si dice se non da parte di chi intende condannare i Caduti. Lo si dice, insomma, solo per denigrarli mentre per onorarli lo si tace, si contraffà la verità. Come se fosse oramai impossibile capire che chi muore sotto la nostra bandiera debba essere onorato per sé e per un senso compiuto del noi. Non per le ragioni dei mandanti e men che meno per retoriche d'accatto. Non è dignitoso sofisticare la realtà per renderla più appetibile ai palati borghesi abituati al gusto delle spezie che nascondono quello della selvaggina. Perlomeno non dovrebbe essere consentito quando si celebra chi ha fatto la scelta di vita – e di morte - di difendere nel suo essere un fondo di magnifica autenticità barbara anziché confondersi con le ombre e le larve nella nebbia artificiale dei civilizzati.
La storia delle società borghesi è contrassegnata dal secolare ostracismo dei guerrieri, utili sì a difendere i commerci dei benestanti, ma relegati ai confini lontani, espulsi in qualche modo dalla società “per bene”, allontanati fisicamente e pure dialetticamente mediante le storture che li trasformano in impiegati estremi dell'ideologia dominante. E la società di oggi, forse già post/borghese ma di sicuro malaticcia, non fa eccezione nella violenza ai forti.

Servono uomini

Sostenere, come fanno più o meno tutti, che uomini partiti per la guerra siano morti “in missione di pace” e “per la democrazia” è più offensivo che trattarli da scherani. Qualunque cosa si pensi della democrazia e del diritto di esportarla malgrado il parere degli importatori, è impossibile non rendersi conto che esistono intere zone del pianeta in cui a nessuno interessa imporla: perché quelle regioni non hanno valore geostrategico, fonti energetiche o piantagioni di oppio. Ritenere che chi ha fatto una scelta d'armi sia partito per imporre una democrazia di cui non si sa bene cosa realmente pensi, in luoghi dove mafie e multinazionali ne abbisognano non è di sicuro un epitaffio alla sua altezza.
Pretendere poi che siamo lì in missione di pace sarà anche politicamente corretto ma è un'assurdità, spingendo il concetto all'estremo sarebbe un po' come dire che una pulizia etnica è una missione di regolamentazione demografica. E sostenere ciò di chi è andato a combattere in un focolaio e, così facendo, ha contribuito ad alimentare le fiamme, è soprattutto una mezza bestemmia. Chi ha scelto il mestiere delle armi è un guerriero e in quanto tale va onorato, specie nella morte. Ma per onorarli servono uomini, una specie sempre più rara. Cui appartenevano coloro di cui parliamo e che sono morti compiendo il loro dovere, che non richiede adesione politica ma fermezza esistenziale. Ma mi chiedo di cosa parlo e a chi.
 
 
di Gabriele Adinolfi
 
 
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CasaPound Siena interviene in merito alla tragedia che ha colpito i militari della Folgore impegnati in Afghanistan.
“Assieme a molti altri senesi, che fin da ieri sono stati vicini ai nostri soldati” – interviene Gabriele Taddei, responsabile di CasaPound Siena – “ci siamo recati questa mattina alla Caserma Bandini, sede del 186° Reggimento Paracadutisti Folgore “El Alamein”. Limpida la giornata, ma scuro l’animo, abbiamo portato la nostra solidarietà ai vivi ed il nostro omaggio ai Caduti nelle mani di Marzio Fucito, nostro militante di diretta esperienza all’interno del Reggimento. Ammesso all’interno della caserma, ha potuto portare il nostro omaggio floreale alla Bandiera, quale simbolo dei martiri ascesi. Nessun simbolo, nessuna parola. Quella del silenzio è l’unica voce da udire. Salvo trovarsi di fronte i soliti sciacalli, chi non celebra per via della “guerra sbagliata” e chi incensa perchè la ritiene “giusta”. Chi ha scelto il mestiere delle armi è un guerriero ed in quanto tale va onorato, soprattutto nella morte, senza considerazioni politiche. L’unica risposta per tutti è stato lo schieramento, l’attenti ed il saluto militare del picchetto di guardia al nostro Marzio, visibilmente commosso destinatario di un gesto a nessun altro concesso. Siam leoni contro iene. Ma oggi no, oggi i veri leoni stanno lassù. Il cielo è una pedana…”

scritto da Iron alle ore 22:12:41
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16.09.2009

Razzismo anti-bianco



 
 
 
WASHINGTON - Il capitano Don Sax, responsabile della polizia di Belleville, in Illinois, non sembra avere dubbi: «Penso si tratti di una aggressione a sfondo razziale. Non c'era alcun motivo di altro genere per giustificare questa esplosione di violenza». La vittima dell'aggressione è uno studente bianco: è stato più volte picchiato da due compagni neri su un autobus scolastico in Illinois mentre altri ragazzi incoraggiavano i due aggressori.

NON VOLEVANO SI SEDESSE ACCANTO A LORO - A scatenare l'esplosione di violenza sarebbe stata la volontà del 17enne bianco di sedersi accanto ai compagni neri. Il pestaggio è stato ripreso da una telecamera sull'autobus. Il malcapitato studente è stato picchiato due volte, in cinque minuti, da due aggressori diversi. Alcuni dei ragazzi sul mezzo si sono limitati a osservare l'incidente, altri hanno urlato incoraggiamenti agli aggressori. I due studenti neri responsabili dell'aggressione sono stati sospesi da scuola e arrestati.


dal Corriere della Sera

scritto da Iron alle ore 09:56:52
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15.09.2009

Se i compari si azzuffano


 
 
Obama può spingere involontariamente Teheran e Tel Aviv a scontrarsi. Ma sarebbe anche un po' la Nemesi di Saddam
 
Procede un po' ovunque la linea di Obama atta a instaurare dialoghi distensivi volti in realtà a mostrare che c'è sì buona volontà ma che bisogna contemporaneamente armare per dissuadere. Servono delle scuse per imporci gli scudi anti-missile. Urgono in Asia, in Europa e in Vicino Oriente.

In quell'area da qualche anno in qua la cooperazione sostanziale tra Usa e Iran, in Iraq come in Bosnia, ha modificato il quadro. Prima esisteva un'intesa praticamente esclusiva tra Tel Aviv e Teheran che non ha mai cessato di rifornire di petrolio lo stato ebraico. Ambo le potenze anti-arabe per quasi trent'anni hanno cooperato di fatto, pur insultandosi, e sono state reciprocamente funzionali. Quasi esaurita la fagocitazione anti-ba'at e anti-kemalita operata da entrambi, i due paesi animati da fanatismo del Libro e attraversati sia pure in proporzioni diverse da tentazioni teocratiche, rimossi gli ostacoli intermedi, si sono ritrovati di colpo ad avere più motivi di diffidenza reciproca che non di cooperazione. L'avvicinamento Obama-Ahmadinejad e l'ipotesi che l'Iran possa munirsi di un arsenale nucleare (cosa che gli israeliani non possono concedere a nessun paese dell'area), ha improvvisamente raffreddato di fatto le relazioni tra i due oscurantismi espansionistici. Non si parla ovviamente qui degli slogan rodomontici e pagliacceschi che hanno caratterizzato la pluridecennale commedia recitata dai protagonisti, ma della modifica dei dati sostanziali che incidono, per dirla alla leninista, sugli equilibri di potenza allorquando il reciproco co-interesse cessa di prevalere sul reciproco conflitto d'interessi.

Se i due Stati del Libro si scontreranno ne vedremo delle belle e ovviamente delle motivazioni geopolitiche c'indurranno a scegliere il campo dell'Europa e della Russia.

Ma se ci sarà davvero conflitto, cioè se Obama si dimostrerà un apprendista stregone del tutto incapace, se quindi israeliani e iraniani andranno a massacrarsi, il primo pensiero andrà alla Nemesi che avrà vendicato Saddam, capo legittimo di un popolo occupato sia dagli uni che dagli altri invasori e mandato al patibolo, perché ultimo Capo di Stato non schiavo. Saddam fu assassinato dagli uni e dagli altri insieme. Pur di nutrire speranze in qualcosa o in qualcuno la gente spesso preferisce dimenticare, non rilevare, lasciar correre, sminuire, attenuare, sdrammatizzare, ridurre, minimizzare, oppure fa addirittura finta di niente, pur di puntare su tizio o su caio. Io non condivido. E non scordo.
 
 
 
di Gabriele Adinolfi

scritto da Iron alle ore 11:05:12
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14.09.2009

Parla inglese l'assassino


 
 
Un pensiero da tributare al Leone afghano, tra i più grandi eroi del nostro tempo. Certi uomini esistono appositamente per mostrare al mondo cosa significhi essere cari agli dei.
Ahmad Shah Massoud Presente!

Ucciso subito prima che i servizi abbattessero le Torri e iniziassero il risiko afghano. Era l'unico uomo in grado di risolvere il conflitto afghano in modo diverso da quello richiesto dai gruppi della droga che ci hanno portato lì.

“Parla inlgese l'assassino”

scritto da Iron alle ore 09:02:48
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11.09.2009

Il business dei centri sociali di sinistra


 
 
Non si sa quanti siano, perché un vero censimento come quello per i nomadi non lo ha ancora fatto nessuno, ma si sa quanto pagano per vivere negli immobili occupati dai centri sociali, come stanno appurando le indagini delle forze dell'ordine: 30, 50 e anche 150 euro al mese per una stanza con bagno in comune, se hai una moglie e magari anche un figlio. Tanto ha pagato E., il quarantenne eritreo che sarebbe stato anche «picchiato» che ieri pomeriggio ci ha raccontato quanto sia ferrea la vita dentro uno stabile occupato dai centri sociali. E quante regole imposte ci siano da rispettare: compresa quella di partecipare alle manifestazioni «sempre con coltello, spranghe e benzina», dice, e se ti rifiuti «a dormire qui non torni più».

E c'è l'obbligo di partecipare a nuove occupazioni. O, come è successo l'altro ieri, di dare manforte alla protesta seguita allo sgombero dell'ex Regina Elena. Perché a fermare il traffico» o «sui tetti dei musei capitolini» non ci sarebbero salite le 366 persone in assistenza alloggiativa negli stabili del Vicariato e a cui il Comune di Roma paga anche il vitto e le spese per le necessità primarie. Milioni, già stabiliti quest'inverno, con delibera di Giunta per restituire il Regina Elena alla comunità.

La protesta, stando alla denuncia, sarebbe invece stata inscenata dagli "inquilini" degli altri stabili occupati: «obbligati». «Sono scesi alla stazione di Trastevere e quando ho chiamato i carabinieri erano andati via» racconta E. Altro che paladini dei più deboli. Con gli indigenti i centri sociali ci farebbero affari, fa capire chiaro e tondo l'immigrato anche se parla male l'italiano. «All'inizio mi facevano dormire per 15 euro al mese - racconta -, poi me ne hanno chiesti sempre di più, 150 con mia moglie». E poi ci sono gli introiti delle feste, per cui si paga un biglietto, «perché fanno anche da mangiare».

Che ci fanno con questa montagna di soldi esentasse? Senza un censimento, mai avvenuto, si possono solo fare stime. 2.000 le presenze ipotizzate negli oltre 115 edifici pubblici e privati occupati a Roma (solo al Regina Elena ce n'erano 366), che peraltro sarebbero in continuo turn-over, e a pagare quindi sarebbero molti di più, con una moltiplicazione si arriva a 200-300 mila euro al mese, una sorta di «pizzo» sull'alloggio, richiesto come «contributo spese» racconta l'eritreo. Cui si aggiungono gli introiti per ogni tipo di feste organizzate all'interno, spesso pubblicizzate anche sui siti internet. E dove «si vende di tutto» dice, oltre a birre e superalcolici.

Conferme parziali arrivano dalla Commissione sicurezza urbana «in una struttura in particolare - dice il presidente Fabrizio Santori - con soggetti sfruttati economicamente e picchiati violentemente in caso di mancato rispetto delle regole ferree imposte all'interno dei luoghi». Santori chiederà «al Prefetto e alle forze dell'ordine di verificare se anche in altri stabili avvengano gli stessi soprusi, nei confronti dei soggetti utilizzati per le occupazioni». Santori stigmatizza «questi soggetti che sfruttano i soggetti più deboli per il loro tornaconto politico e la speculazione sull'immigrazione e su famiglie disagiate che deve necessariamente terminare».

Infine «lo sgombero del Regine Elena ha rappresentato un caso eccezionale, che auspichiamo non possa comportare nuove occupazione per aggirare le graduatorie di cittadini da anni in lista d'attesa per un'assistenza alloggiativa, e allo stesso tempo auspichiamo che ci siano nuove regole affinché non passi l'equazione occupazione uguale assistenza garantita da parte dell'amministrazione». «Ha fatto bene il sindaco - conclude - a chiedere il dialogo aprendo una nuova stagione della legalità».

da Il Tempo - Sole 24 Ore

scritto da Iron alle ore 12:47:02
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10.09.2009

Quelli che fateli venire tutti


 
 
CITTA' DEL VATICANO - L'insegnamento dell'ora di religione nelle scuole non può essere sostituito "con lo studio del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa". Lo afferma la Congregazione vaticana per l'Educazione cattolica, in una lettera inviata nel maggio scorso alle conferenze episcopali di tutto il mondo e che sta circolando in questi giorni, in vista dell'apertura dell'anno scolastico. Il documento è in antitesi rispetto alla sentenza dal Tar del Lazio che escludeva i professori di religione dagli scrutini, con questa motivazione: "Avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato italiano non assicura la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni o per chi dichiara di non professare alcuna religione, in Etica morale pubblica".

La lettera. ''La natura e il ruolo dell'insegnamento della religione nella scuola - recita la lettera firmata dal cardinale Zenon Grocholewski e da monsignor Jean-Louis Brugue's, presidente e segretario del dicastero vaticano - è divenuto oggetto di dibattito e in alcuni casi di nuove regolamentazioni civili, che tendono a sostituirlo con un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l'indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni''. Inoltre, prosegue il documento vaticano, ''se l'insegnamento della religione fosse limitato ad un'esposizione delle diverse religioni, in un modo comparativo e neutro, si potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso''.

Il documento vaticano ricorda l'insegnamento di papa Giovanni Paolo II, per il quale hanno diritto all'insegnamento della religione cattolica ''le famiglie dei credenti, le quali debbono avere la garanzia che la scuola pubblica - proprio perché aperta a tutti - non solo non ponga in pericolo la fede dei loro figli, ma anzi completi, con adeguato insegnamento religioso, la loro formazione integrale". "I diritti dei genitori - continua la lettera, citando il Concilio Vaticano II - sono violati se i figli sono costretti a frequentare lezioni scolastiche che non corrispondono alla persuasione religiosa dei genitori o se viene loro imposta un'unica forma di educazione dalla quale sia completamente esclusa la formazione religiosa".
 
 
Non è una cattiva notizia che non ci vengano a propinare il supermercato delle credenze in salsa esotica. Tuttavia fa un po' ridere che quelli che passano le giornate ad attaccare le politiche anti-immigrazione, che incassano centinaia di milioni d'anno in favore dell'immigrazione e che proclamano ovunque la "ricchezza della contaminazione reciproca" (statuto dei Migrantes della Caritas) poi si mostrino così intolleranti verso i nuovi schiavi. Ma la coerenza, si sa, non è mai stata la principale virtù degli alti prelati.

scritto da Iron alle ore 20:24:57
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